
Dove hai nascosto le tue gambe piccola donna?
Dove le tue ginocchia quel giorno si sono appoggiate malferme
e dove le tue mani giunte si sono perdute?
Mangiasti i frutti nascosti delle parole
e del senso ne facesti ponti sui quali camminare
scalzi di paure e frivolezze.
Fosti colonna a ghermire il cielo invidioso
quando nelle notti lunghe si apprestava a sostare il fiato.
Dove hai venduto ora gli occhi? e a quale viso sono rimasti appesi
soggiogati, sviliti, dall’inutile presenza che adesso li divora.
Delle tue ghirlande ne ho fatto una bussola
e dei tuoi capelli intrecciati un sogno
di te che da bambina ricamavi margherite viola
sul grembiule della scuola.
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